Quando si tratta di affrontare un tema come l’installazione dei condizionatori sulla facciata condominiale, occorre fare molta attenzione a cosa prescrive la legge, se non si vuole incappare in pessime sorprese, del resto sempre in agguato, proprio in considerazione della delicatezza della materia.

In particolare, la norma cui occorre fare riferimento è la 1120 del Codice Civile, ovvero quella tesa alla tutela del decoro architettonico del fabbricato che, in particolare, recita: “Sono vietate le innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterino il decoro architettonico o che rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino.”

Installazione dei condizionatori sulla facciata condominiale: piccolo vademecumProprio in tema di decoro, vanno a questo punto ricordate alcune sentenze della Corte di Cassazione, partendo dalla 27551 emanata il 14 dicembre del 2005, secondo la quale ai fini della tutela prevista dall’art. 1120 cod. civ., deve intendersi l’estetica dell’edificio, costituita dall’insieme delle linee e delle strutture ornamentali che ne costituiscono la nota dominante ed imprimono alle varie parti di esso una sua determinata, armonica fisionomia, senza che occorra che si tratti di edifici di particolare pregio artistico”.

Perché è importante questa sentenza? Soprattutto perché l’installazione dei condizionatori sulla facciata dell’edificio condominiale può rivelarsi estremamente problematica, spingendo infine chi sia interessato a preferire a questo punto il posizionamento delle unità esterne su un balcone oppure su un muro il quale affacci sull’interna dello stabile.

Un problema che peraltro riguarda anche l’installazione di condizionatori senza unità esterna, in quanto anche in tale evenienza lo sfiato dell’apparecchio potrebbe rischiare di rovinare il rivestimento esterno del palazzo, magari in marmo oppure rivestito da cortina, marmo e di conseguenza non essere comunque installabile.

La sentenza 20985/2014 della Cassazione Civile

Sempre in tema di decoro, e quindi di quanto determinato dall’articolo 1120 del Codice Civile, si è poi innestata nel 2014 la sentenza numero 20985 della Cassazione Civile.

I macchinari che hanno dato vita al procedimento, erano peraltro stati oggetto anche di un procedimento amministrativo di sanatoria, reso necessario dal fatto che l’immobile interessato era posizionato all’interno di una zona di pregio e, quindi, soggetta a specifici vincoli urbanistici.

I condomini che avevano provveduto a posizionare i dispositivi all’esterno avevano sostenuto la tesi in base alla quale il decoro architettonico dello stabile non fosse stato oggetto di minima alterazione e, di conseguenza, non si sarebbe verificato alcun pregiudizio al bene comune.

A dimostrazione della tesi, gli stessi condomini avevano posto come base il consenso fornito dall’amministrazione pubblica che, provvedendo a rilasciare il provvedimento di assenso all’intervento avrebbe dato plastica conferma della totale compatibilità paesaggistica, urbanistica ed ambientale del posizionamento dei condizionatori.

Quanto sostenuto dai condomini è stato però smontato con grande decisione dalla Corte di Cassazione, sin dalla premessa, che ha tenuto a ribadire l’orientamento secondo il quale la corretta applicazione dell’articolo 1120 del Codice Civile spinga a ritenere che per innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale, e quindi come tale vietata, vada intesa non soltanto quella che provveda ad alterarne le linee architettoniche, ma anche ove essa vada a riflettersi in maniera negativa sul suo aspetto armonico.

Il tutto prescindendo peraltro dal pregio estetico del l’edificio e affidando la relativa valutazione, del resto insindacabile, al giudice di merito, in sede di legittimità nel caso in cui non siano presenti vizi di motivazione.

Proprio facendo leva su tale assunto la Corte di Cassazione ha perciò deciso di confermare la sentenza di secondo grado, secondo la quale il fabbricato non solo era dotato di una struttura e di linee architettoniche residenziali, ma era anche inserito in un ambito paesaggistico protetto.

Del tutto logica ed evidente la vera e propria lesione al decoro architettonico portata all’edificio dalle dimensioni dei due condizionatori con unità esterna montati, con l’aggravante della loro collocazione, in conseguenza della quale erano quasi stati aggrappati alla gronda del tetto, andando ad interromperne la continuità.

Anche la circostanza cui si erano richiamati i condomini, in base alla quale era stata un’autorità amministrativa ad apporre il suo sigillo sulla legittimità del loro operato è servita a ribaltare il giudizio, in quanto la Corte di Cassazione ha evidenziato con forza come i rapporti tra l’esecutore delle opere e la pubblica autorità investita della tutela urbanistica non possano andare ad interferire con le posizioni soggettive espressamente conferite agli altri condomini dall’art. 1120 c.c., comma 2, tese alla preservazione del decoro architettonico dell’edificio.

E’ poi stato fatto espresso richiamo ad un precedente risalente al lontano 1975, quello delle Sezioni Unite della Cassazione indicato dal numero 2552, secondo il quale onde poter accertare la legittimità della innovazione eseguita dal proprietario di un piano o di una porzione di piano, in corrispondenza della sua esclusiva proprietà esclusiva, non abbia alcuna rilevanza il fatto che l’autorità preposta alla sua tutela abbia fornito il suo beneplacito per l’opera.

Dopo aver fornito questa serie di affermazioni, la Corte di Cassazione ha quindi avuto buon gioco nel confermare quanto deciso dai due gradi di merito precedenti. Inoltre ha deciso di omettere una ulteriore valutazione in merito agli ulteriori motivi di ricorso, i quali sono stati ritenuti improcedibili proprio per difetto di interesse, in quanto la pronuncia di secondo grado era a sua volta imperniata su una serie di argomentazioni autonome che sarebbero venute a cadere nel caso sin dai primi passaggi fosse stato confermato l’orientamento precedente.

Proprio quanto ribadito in questa occasione dalla Corte di Cassazione dovrebbe quindi far comprendere come la questione relativa all’installazione dei condizionatori sulla facciata condominiale di un edificio dovrebbe essere oggetto di grande cautela da parte di chi vuole adottarne uno.

Cautela da usare soprattutto in quegli stabili di particolare pregio, ubicati magari in zone centrali che sono sottoposte a vincoli di carattere architettonico, storico o paesaggistico.

Chi voglia procedere a passo di carica, andando magari contro i pronunciamenti non solo degli altri condomini, ma anche contro le disposizioni di legge rischia di ritrovarsi con un condizionatore praticamente inutilizzabile, a meno che non si rassegni a spostarlo su un balcone o su una parte che affacci all’interno dello stabile.



Quando si tratta di affrontare un tema come l’installazione dei condizionatori sulla facciata condominiale, occorre fare molta attenzione a cosa prescrive la legge, se non si vuole incappare in pessime sorprese, del resto sempre in agguato, proprio in considerazione della delicatezza della materia. In particolare, la norma cui occorre fare…

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Buon articolo sull'installazione dei condizionatori sulla facciata condominiale

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